AVELLA E DINTORNI

Avella è un comune italiano di 7 810 abitanti della provincia di Avellino in Campania. È rinomata la coltivazione della nocciola, che prende il nome proprio da questo comune. In latino il frutto del nocciolo si chiama nux avellana, mentre in catalano, spagnolo, in portoghese e in occitano la nocciola è chiamata rispettivamente avellanaavellana,avelã e avelana.

Situato nel cuore di una grande conca dell’Appennino Campano, è circondato a nord dai monti di Avella e a nord-est da Montevergine, entrambi parte dei monti del Partenio. Il più importante corso d’acqua che passa per questo comune è il Clanio, ormai impoverito.

Il clima di Avella è sub-mediterraneo, con inverni complessivamente temperati ma piovosi, con possibili brina e gelate; in estate la siccità predomina sul territorio con rare piogge e venti di ponente e di scirocco. La vegetazione è piuttosto ricca, con prevalenza di noccioleti che producono le pregiate “nocciole avellane” (il cui legno è citato da Gabriele D’Annunzio ne “I pastori”), ma di rilievo è anche la produzione di frutta e ortaggi.

L’antica Abella, il cui abitato in parte coincideva in età sannitica e romana con il più orientale dei due nuclei dell’attuale centro storico, era di rilievo, fra i centri medio-piccoli della Campania, anche se superata in importanza e grandezza dalla vicina Nola.

Si trova sulla via che collegava e collega tuttora la pianura Campana con la valle del Sabato e il Sannio Irpino, strada meno agevole della Via Appia (che utilizzava il valico di Arpaia); la posizione e la coltivazione della pregiata nux Abellana (nocciola) (da cui derivano i nomi della “nocciola” portoghese, castigliano, catalano e occitano: avelã, avellana, avelana) costituivano una risorsa economica, alla quale si aggiungevano lo sfruttamento dei boschi e l’allevamento nelle zone più alte.

L’unico avvenimento storico di un certo rilievo di cui si sappia da fonti scritte è la fedeltà a Roma durante la guerra sociale (91 a.C.-89 a.C.) che fu punita nell’87 a.C. con la distruzione da parte dei sanniti che ancora occupavano Nola.

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